20) James. Il lato psicologico delle parole.
Il filosofo americano osserva che una parola risulterebbe pallida
e senza espressione senza l'ipertono (o tono addizionale) di
carattere psichico, senza una relazione con il contesto. Egli poi
ne distingue il significato statico e quello dinamico..
W. James, Principi di psicologia (vedi manuale pagine 280-284).

 Colui che pensa per mezzo di parole deve far s che la sua parola
o la sua frase conclusiva sia tradotta nel pieno valore sensoriale
immaginativo, perch, nel caso contrario, il pensiero resterebbe
pallido e senza espressione.
Tutto questo dovevamo dire circa la continuit sensibile e l'unit
del nostro pensiero, in contrapposto a quelle apparenti
interruzioni che vediamo nelle parole, nelle immagini, e in tutti
quei mezzi di cui il pensiero pare servirsi per procedere. Fra
tutti i suoi elementi sostantivi c' coscienza transitiva e le
immagini e le parole hanno una frangia e non sono cos distinte
come a prima vista potrebbe sembrare. [...].
C' attorno ad ogni parola 1'ipertono (tono addizionale)
psichico, costituito dal sentire che esso ci fa avvicinare ad una
conclusione che sta presentandosi. Circondate tutte le parole di
una proposizione, mentre passano, con queste frange o aloni di
relazioni, fate che la conclusione sembri degna di essere
raggiunta, e tutti ammetteranno che quella proposizione 
l'espressione di un pensiero completamente continuo, uno e
razionale. Ogni parola di una simile proposizione  sentita non
soltanto come una parola, ma come avente un significato.
Il significato di una parola che si trovi in modo dinamico in
una proposizione,  differente da quello che essa avrebbe quando
fosse considerata in modo statico, fuori di ogni contesto di
frasi. Il significato dinamico di una parola ordinariamente si
riduce alla frangia, che abbiamo descritto, per cui si sente se
essa  concorde o discorde rispetto al contesto e rispetto alle
conclusioni. Il significato statico, quando la parola  concreta,
come tavola, Boston, consiste in immagini sensoriali
risvegliate; e quando  astratto, come legislazione criminale,
errore, eccetera, consta di altre parole che vengono in mente e
formano la cosiddetta definizione.
P. Brondi, Ferdinand de Saussure e il problema del linguaggio nel
pensiero contemporaneo,
G. D'Anna, Messina-Firenze, 1979, pagine 338-339.
